Visualizzazioni totali

mercoledì 14 giugno 2017

TRUMP E IL POLMONE NERO!

Certo saprete che Trump, che oggi compie 71 anni (auguri e speriamo che ci possano arrivare anche i nostri figli e nipoti), oltre ad aver deciso di uscire dal Trattato sul clima di Parigi, ha promesso alle società carbonifere e ai minatori USA, di potenziare l'utilizzo del carbon fossile. Le società ringraziano. E i lavoratori? 
Credo siano noti a tutti i dati relativi ai grandi infortuni sul lavoro in miniera (Cina docet), meno noti sono quelli che attengono alle malattie professionali legate alle polveri che provocano la c.d. "malattia del polmone nero".

John Grisham, noto scrittore statunitense, nel suo romanzo (quasi profetico alla luce delle recenti decisioni del presidente Trump)  dal titolo: “I segreti di Gray Mountain”, pubblicato in Italia per i tipi della Mondadori nel dicembre del 2014, descrive gli spregiudicati retroscena dello sfruttamento intensivo delle miniere di carbone. Ricorda inoltre il costante pericolo a cui sono sottoposte le vite di chi vi lavora e i rischi per l’intero ecosistema.

Riporto uno stralcio del libro augurando a tutti buona lettura.

Muglia La Furia

“Malattia del polmone nero” è una definizione legalmente riconosciuta di una patologia professionale. Più formalmente, è nota come pneumoconiosi dei lavoratori del carbone (PLC) ed è provocata da una prolungata esposizione alle polveri di carbone. Una volta inalate, queste non possono più essere rimosse o eliminate dall’organismo.
Si depositano e si accumulano progressivamente nei polmoni e possono determinare infiammazioni, fibrosi, addirittura necrosi. La malattia può presentarsi come “PLC semplice” o “PLC complicata” (o fibrosi polmonare massiva progressiva).       
La malattia del polmone nero è una patologia comune tra i minatori del carbone, sia che operino in miniere sotterranee sia che lavorino in miniere a cielo aperto. È stato stimato che il 10 per cento dei minatori con venticinque anni di anzianità lavorativa sviluppa la malattia, che è debilitante e di solito fatale. Sono circa 1500 i minatori che muoiono ogni anno a causa del polmone nero e, data la natura insidiosa della malattia, le morti sono quasi sempre lente e dolorose. Non esistono cure né trattamenti medici efficaci.
I sintomi sono dispnea e tosse costante, spesso accompagnata da espettorato nerastro. A mano a mano che i sintomi peggiorano, il minatore si trova ad affrontare il dilemma se richiedere o meno le indennità previste. La diagnosi è semplice e si basa su: 1) certezza di esposizione alle polveri di carbone; 2) radiografia del torace; e 3) esclusione di altre cause.
       
Nel 1969 il Congresso approvò la Legge federale per la salute e la sicurezza nelle miniere di carbone, che prevedeva un sistema di previdenze a favore delle vittime del polmone nero. Tale legge fissava inoltre misure standard volte a ridurre le polveri. Due anni dopo, il Congresso istituì il Fondo invalidità polmone nero e lo finanziò con una tassa federale sulla produzione del carbone. Secondo questa norma, l’industria carbonifera accettava un sistema studiato per facilitare l’individuazione della malattia e garantire le indennità al lavoratore. Nel caso in cui un minatore avesse lavorato dieci anni e fosse in possesso della dovuta documentazione medica – radiografie o prove autoptiche comprovanti la presenza del polmone nero –, in teoria avrebbe avuto diritto alle indennità previste. Inoltre, il minatore affetto da polmone nero, ma ancora al lavoro, avrebbe dovuto essere trasferito a mansioni che comportassero una minore esposizione alle polveri, senza alcuna riduzione di retribuzione, benefit e anzianità. A partire dal 1° luglio 2008, un minatore affetto da polmone nero riceve dal fondo 900 dollari al mese.
      
Lo scopo della nuova legge era ridurre drasticamente l’esposizione alle polveri di carbone. Ben presto entrarono in vigore standard severi e i minatori ebbero diritto a una radiografia toracica gratuita ogni cinque anni. Le radiografie dimostrarono che, su dieci minatori esaminati, quattro erano affetti da malattia del polmone nero, a vari livelli di gravità. Ma negli anni successivi all’entrata in vigore della legge, i nuovi casi si ridussero del novanta per cento. Medici ed esperti predissero che la patologia sarebbe stata eliminata. Tuttavia, già nel 1995 studi governativi cominciarono a evidenziare un aumento del tasso di morbilità, poi un aumento ancora maggiore. Altrettanto inquietante, la malattia sembrava progredire più rapidamente e si manifestava nei polmoni di minatori più giovani. Gli esperti hanno formulato due teorie per spiegare questo fenomeno: 1) i minatori lavorano per turni più lunghi e sono quindi esposti a quantità maggiori di polveri; 2) l’industria carbonifera espone i minatori a concentrazioni illegali di polveri di carbone.
       
La malattia del polmone nero è ora epidemica nelle aree carbonifere e l’unica ragione possibile è una prolungata esposizione a una quantità di polveri maggiore di quanto consenta la legge. Per decenni le società carbonifere hanno fatto resistenza ai tentativi di imporre standard di sicurezza più severi, e hanno avuto successo. Le leggi federali non prevedono il pagamento di onorari legali, di conseguenza il minatore che intenda presentare richiesta di indennità dovrà orizzontarsi da solo nel sistema previdenziale. L’industria carbonifera oppone sempre strenua resistenza alle denunce, quali che siano le prove prodotte dal minatore in questione, e lo fa servendosi di avvocati esperti in grado di manipolare abilmente il sistema. Anche nel caso in cui il minatore alla fine prevalga, il procedimento sarà durato in media circa cinque anni.
       
Per Thomas Wilcox l’ordalia si protrasse per dodici anni. Era nato nel 1925 nei pressi di Brady, Virginia, aveva combattuto in guerra, era stato ferito due volte, era stato decorato e, tornato a casa, si era sposato ed era andato a lavorare in miniera. Era un minatore orgoglioso, un sindacalista convinto, un leale democratico e un ottimo marito e padre. Nel 1974 gli venne diagnosticata la malattia del polmone nero e presentò domanda per ottenere l’indennità. Era malato ormai da parecchi anni ed era quasi troppo debole per poter lavorare. Le lastre toraciche evidenziavano con chiarezza PLC complicata. Aveva lavorato sottoterra per ventotto anni e non aveva mai fumato. La sua richiesta venne inizialmente accolta, ma la società carbonifera ricorse in appello. Nel 1976, all’età di cinquantuno anni, Thomas non ebbe altra scelta se non licenziarsi. Continuò a peggiorare ed entro breve dovette ricorrere all’ossigeno ventiquattr’ore al giorno. Senza alcun reddito, la famiglia lottò per sopravvivere e provvedere alle spese mediche. Thomas e la moglie furono costretti a vendere la casa e a trasferirsi presso una figlia. La domanda venne insabbiata in profondità nel sistema federale da scaltri avvocati al soldo della società mineraria. All’epoca Thomas avrebbe avuto diritto a circa 300 dollari al mese, più le spese mediche.       
Alla fine Thomas era ridotto a uno scheletro rinsecchito che, inchiodato su una sedia a rotelle, boccheggiava cercando di respirare e, mentre trascorrevano gli ultimi giorni, la famiglia pregava per una fine pietosa. Non riusciva più a parlare e veniva nutrito con omogeneizzati per bambini dalla moglie e dalle figlie. Grazie alla generosità di amici e vicini di casa, e agli instancabili sforzi della famiglia, la fornitura di ossigeno non venne mai a mancare. Al momento del decesso nel 1986, all’età di sessantuno anni, Thomas pesava quarantasette chili. L’autopsia provò in modo incontrovertibile la presenza della malattia del polmone nero.       
Quattro mesi più tardi la società carbonifera ritirò il ricorso in appello. Dodici anni dopo la presentazione della domanda, la vedova di Thomas ricevette una somma a forfait a saldo delle indennità per malattia del polmone nero.
       
Nota: Thomas Wilcox era mio padre. Era un orgoglioso eroe di guerra, anche se non parlò mai delle sue vicende. Era un figlio delle montagne, di cui amava la bellezza, la storia e il modo di vita. Insegnò a tutti noi come pescare nei torrenti, accamparsi nelle caverne e perfino cacciare un cervo per sfamarci. Era un uomo attivo che dormiva poco e al quale piaceva leggere fino a tarda notte. Assistemmo al suo declino a mano a mano che la malattia progrediva. Ogni minatore ha paura del polmone nero, ma non pensa mai che possa succedere a lui. Quando la realtà fu innegabile, Thomas perse ogni energia e cominciò a intristirsi. Anche i lavori più semplici alla fattoria diventarono difficili. E quando fu costretto a lasciare la miniera, sprofondò in un lungo periodo di grave depressione. Il corpo si fece sempre più debole e minuto, e parlare divenne troppo faticoso. Aveva bisogno di tutta la sua energia solo per respirare. Nei suoi ultimi giorni, noi familiari facemmo a turno per sederci accanto a lui e leggergli i suoi libri preferiti. 
C’erano spesso lacrime nei suoi occhi.
Mattie Wyatt, 1° luglio 2008

Vale la pena di leggere anche le poche righe di ringraziamento (e di speranza)  scritte dall'autore in calce al libro.

“Per fortuna esistono decine di organizzazioni non profit che lavorano con passione nelle aree carbonifere per proteggere l’ambiente, cambiare la politica e combattere per i diritti dei minatori e delle loro famiglie. Una di queste organizzazioni è l’Appalachian Citizens’ Law Center di Whitesburg, Kentucky che mi ha fornito informazioni e consigli in occasione delle mie prime perlustrazioni nella regione. Appalachian Voices è un vitale gruppo ambientalista con sede a Boone, North Carolina”.


martedì 6 giugno 2017

QATAR 2022: LA STRAGE NEI CANTIERI

Ho deciso di ripubblicare il post già presentato sul mio blog un paio d'anni fa. Che le cose siano cambiate? Credo proprio di no. E quindi ripropongo la domanda di allora: "Possiamo accettare, in silenzio, una strage per la costruzione degli stadi in Qatar per i prossimi campionati del mondo di calcio del 2022?".  
È quello che avvenendo nei cantieri di questo paese arabo, mentre sui giornali e in tv passano le immagini sulle meraviglie dei nuovi impianti e sulla presunta modernizzazione di Doha e delle altre città coinvolte. Sui morti, invece, silenzio tombale, come se non esistessero. L’unica denuncia arriva dalla solita voce isolata e inascoltata di Amnesty International e di alcuni sindacati, anche italiani, che raccontano i numeri dell’ecatombe: 1.200 operai morti sui cantieri fino ad oggi (ndr aprile 2015). In gran parte si tratta di manodopera, priva di qualsiasi forma di assistenza sanitaria, che arriva dal Nepal, dall’India e dal Bangladesh.

Un lungo elenco di vite sprecate, morti assurde , dovute alle incredibili condizioni di lavoro. Nei cantieri per i mondiali, infatti, si lavora fino a 16 ore al giorno, senza interruzione, con temperature che toccano il valore record di 50 gradi. E si muore d’infarto. Tenendo conto che ai nuovi stadi lavorano circa un milione di operai, se continua così e se non si interviene, da oggi al 2022 i morti potrebbero diventare oltre 4mila. «Siamo dinanzi a una catastrofe, che noi abbiamo segnalato a tutte le autorità. Il governo di Doha ci ha risposto incaricando uno studio legale che ha prodotto su due piedi alcune, blande raccomandazioni, peraltro inattuate, sulle condizioni di lavoro» racconta Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia. E aggiunge: «Aspettiamo di sentire una parola dalla Fifa, che sta coprendo con una sorta di cortina fumogena la strage, parlando di un Paese moderno e di impianti all’avanguardia, senza però accennare alla strage».  

Secondo Pierre Cuppens, vice presidente della federazione mondiale dei lavoratori edili e del legno (Bwi),con questo ritmo potrebbero arrivare a 4000 nel 2022.   "Ogni settimana ci sono aerei che dal Qatar riportano in Nepal bare con operai morti e allo stesso tempo ripartono altri aerei carichi di operai che faranno la stessa fine. Vengono trattati come cani, con salario minimo, in condizioni disagiate e senza misure di sicurezza sul lavoro. E ci sono sempre più giovani operai morti per infarto, visto che lavorano per tantissime ore al sole, e a temperature altissime".
Una situazione che, dopo le denunce del sindacato, ha visto un 'rimpallo' di responsabilità tra le diverse 'parti' in campo. "Le autorità del Qatar -spiega ancora il dirigente sindacale- hanno sempre detto che non c'entrano nulla e che la responsabilità è delle imprese, che a loro volta hanno riferito che è stata l'amministrazione centrale del Qatar a lasciar loro mano libera nell'organizzazione del Lavoro. E la Fifa inizialmente ha detto che non aveva le competenze per potere controllare quello che avveniva in quei Paesi"
.
Chiudiamo gli occhi di fronte al circo pallonaro e accettiamo il sacrificio degli innocenti nel nome del dio Pallone?

Muglia La Furia





mercoledì 31 maggio 2017

CUORE D'AMIANTO


E’ pesante il mio cuore, di pietre il mio pianto,
ma è per questo che canto.
Canto per gli angeli in catene.
Per la rabbia che mi scava nelle vene.
Per quell’antico piazzale bianco come neve…
Canto di ortiche e spine,
con l’alba che ogni volta ancora mi spalanca abissi
sugli abbracci che a volte non ti diedi e le parole, che per pudore non ti dissi.
Canto per ogni coltello di pietra,
che sta piantato tra i cipressi al camposanto,
per quel grido di sangue che travolge il sole
e che tanto vorrei per sempre coprir di rose e viole.
Canto il mio disprezzo a Pilato,
al ciarlatano e al gran ciambellano,
ai carri di sabbia e maschere di cera,
a tutto il loro affanno per negar la verità più vera!
Canto alla faccia di quelli che “ Il padrone era una brava persona”
Ai Giuda che il re dell’amianto vogliono presto fare santo!
Canto e mi sento bruciare: Padrone mio, come ti senti?
Ho perduto mio padre!
E verità la griderò comunque ai quattro venti…
Canto come pioggia di sale,
che deve fare male,
come i trentadue anni di falsità
per cui mi sento oggi soffocare…
Canto perché vi amo:
padre mio, madre mia, figlio mio, fratello mio…
Tutta la notte ho dormito con voi,
arrampicato nel mare oscuro del vostro dolore,
supplicando forte che almeno dal Cielo cadesse un fiore.
Canto con gli uragani furiosi
dei vostri occhi sgomenti nei miei occhi
stanchi e di lacrime corrosi.
Canto e mi sento come bruciare.
“Padrone” come ti senti?
Triste landa d’ ortiche potrai mai immaginare le nostre fatiche?
Canto vendetta senza anestesia,
per tutte le vite spezzate senza alcuna cortesia,
visto che dal “56 dei rischi lo sapeva il mondo intero,
perché mai la protezione era pari a zero?
Canto e mi sento bruciare, ma io so come testimoniare!
Padrone mio, come ti senti?
Lo sai che la verità arriverà comunque, anche se a passi lenti?
Canto al re che fa rullare i suoi tamburi,
perché ha paura di ascoltare
che alla Cemental la morte è stata un grande affare,
Canto che sia resa giustizia agli agnelli immolati,
perché Cristo stesso lo dice: bisogna dar da bere agli assetati.
O sarà meglio per i giudici che non fossero mai nati.
Dedicata alle vittime della Cemental di Correggio
(Maria Petronio)

martedì 23 maggio 2017

La giungla dei corsi sicurezza, nuova denuncia.

Ma quali sono i soggetti formatori autorizzati?



C’è chi falsifica i registri e chi i registri non li redige neppure. C’è chi subappalta i corsi a enti non autorizzati e chi tiene lezioni di primo soccorso senza alcuna esperienza in campo medico.
Inizia così larticolo del Fatto Quotidiano che dà voce alla denuncia di Susanna Cantoni, responsabile di sicurezza sul lavoro nella Asl di Milano dal 1978, sugli innumerevoli illeciti riscontrati in merito ai corsi di formazione obbligatori sulla sicurezza sul lavoro (D.Lgs. 8108).
Le più frequenti violazioni della legge riguardano corsi di formazione subappaltati da associazioni sindacali ad enti bilaterali, società private e liberi professionisti senza alcuna abilitazione all’erogazione dei corsi 8108, in presenza e in modalità e-learning. Gli attestati e i patentini rilasciati in seguito a questi corsi risultano ovviamente privi di qualsiasi validità.

Quali sono i soggetti formatori autorizzati alla formazione in materia di sicurezza?

La norma di riferimento è l’Allegato A dell’Accordo Stato Regioni del 07 luglio 2016, dove vengono individuati i soggetti formatori autorizzati alla formazione in materia di sicurezza. Tra questi, ritroviamo:
  • Regioni e Province Autonome;
  • Enti di formazione accreditati conformemente al modello di accreditamento specifico di ogni Regione;
  • le associazioni sindacali dei datori di lavoro o dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale e gli organismi paritetici, limitatamente allo specifico settore di riferimento.
Nessuna menzione per gli Enti Bilaterali, che risultano esclusi dai soggetti formatori in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

Associazioni sindacali ed organismi paritetici possono fare formazione?

No, a meno che non rispondano al requisito di rappresentatività sul piano nazionale, ovvero solo se hanno un numero consistente di associati ed hanno partecipato alla stipulazione dei contratti nazionali collettivi di lavoro (non è rilevante la firma del CCNL per mera adesione.)
Gli organismi che soddisfano questi criteri sono autorizzati ad erogare formazione solo “limitatamente allo specifico settore di riferimento” e non possono stipulare convenzioni per avvalersi di altri enti di formazione che non facciano capo all’organismo stesso (vedi nota al Punto 2. lettera I) dell’Allegato A dell’Accordo Stato Regioni del 07 luglio 2016).
Per fare un esempio pratico, un’associazione sindacale rappresentativa sul piano nazionale e firmataria del CCNL Metalmeccanici può erogare formazione esclusivamente ai lavoratori del settore metalmeccanico con strutture formative di diretta ed esclusiva emanazione. Attestati rilasciati a lavoratori di altri settori produttivi risultano non legalmente validi.

Quali sono i soggetti in grado di garantire la validità della formazione?

Nel caso di associazioni sindacali o organismi paritetici è importante che il consulente o il datore di lavoro verifichi che sussista il requisito di rappresentanza che garantisca la validità dei corsi effettuati in funzione di uno specifico settore di riferimento (ma questo spesso è più facile a dirsi che a farsi). Viceversa, per gli Enti di formazione accreditati, la validità della formazione è certificata per qualsiasi settore da un’autorizzazione regionale dopo un rigido iter di accreditamento e non necessita di alcun ulteriore controllo.

Quali sono gli enti di formazione accreditati nella tua Regione?

Ogni regione pubblica e mantiene aggiornato un elenco degli Enti accreditati per la formazione. Clicca sulla tua Regione.

mercoledì 26 aprile 2017

VERSO IL 1. MAGGIO: ANCORA MORTI SUL LAVORO

E IL 28 APRILE SI CELEBRA LA GIORNATA INTERNAZIONALE PER LA SICUREZZA SUL LAVORO.

BRESSANONE. Tragedia ferroviaria poco prima della mezzanotte sulla linea del Brennero. Due treni si sono scontrati all'altezza di Bressanone: il primo bilancio parla di due morti e di tre feriti gravi.
Nell'incidente sono stati coinvolti due mezzi impiegati per la manutenzione sulla linea, che hanno preso fuoco. Secondo le prime ricostruzioni uno dei mezzi potrebbe essere finito contro l'altro causando un'esplosione. Rfi ha precisato che si tratta di una rincalzatrice e una profilatrice di proprietà della ditta che sta svolgendo i lavori.
Sono due operai campani di 52 e 42 anni le vittime dell'incidente sulla linea ferroviaria tra Bolzano e Brennero. Si tratta di due operai della Generale Costruzioni Ferroviarie S.p.A, un ditta con sede a Roma specializzata nel settore dell'armamento, dell'elettrificazione e del segnalamento ferroviario. I due operai sono morti sul colpo, gli altri tre sono stati ricoverati con ferite gravi agli ospedali di Bolzano e Bressanone.

http://altoadige.gelocal.it/bolzano/cronaca/2017/04/26/news/scontro-fra-treni-a-bressanone-morti-e-feriti-1.15252601




domenica 2 aprile 2017

BASTA SCHERZARE!

Dal quotidiano "IL MANIFESTO" ho ripreso questa notizia.


Se alla notizia di oggi aggiungiamo quella di qualche settimana fa, ecco che il quadro che ne esce è spaventoso. 
C'è una spiegazione a tutto questo? 

sabato 1 aprile 2017

1. aprile 2016

E' stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee, la direttiva che modifica radicalmente la 89/391/CEE per la tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. Per capirci si tratta della direttiva c.d. "quadro" che ha dato il via a tutta una serie di direttive particolari (cantieri, DPI, MMC, VDT ecc...).

La 391/89 è stata recepita con il D.Lgs. 626/94 (Titolo I), oggi nel D.Lgs. 81/2008, e fissa quelli che sono i principi generali della tutela della salute dei lavoratori.

La nuova direttiva, la cui uscita era stata preannunciata qualche tempo fa, dovrà ora essere recepita in Italia attraverso il tradizionale procedimento: approvazione in Parlamento di una legge delega, elaborazione ed emanazione del decreto legislativo di recepimento da parte del Governo. Insomma ci vorrà qualche mese/anno.

Una volta approvato il decreto di recepimento, la nostra normativa subirà alcune modifiche sostanziali tra le quali:
- il divieto per il datore di lavoro di assumere i compiti del SPP;
l'obbligo di introdurre sanzioni penali anche per il RSPP;
- l'introduzione della figura del RLS di cantiere al fianco di quello aziendale, di settore e di sito.

Per leggere la direttiva, così come pubblicata in Gazzetta delle Comunità europee, cliccate il seguente link http://eu-lex.europe.eu/oi/direct-access.html?sicurezzalavoro=it 

In caso di difficoltà nell'accedere alla pagina potete trovare il testo della direttiva al seguente indirizzo: http://muglialafuria.blogspot.it/2016/04/la-nuova-direttiva-e-sulla-gazzetta.html

Buona lettura

Muglia La Furia