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lunedì 2 ottobre 2017

sabato 23 settembre 2017

INCONTRI DI SARNES 2017

I N C O N T R I   D I   
S A R N E S   2 0 1 7
Sabato 30 Settembre 2017 - Domenica 1° Ottobre 2017
Fortezza di Mont’Alfonso
Castelnuovo di Garfagnana (Lucca)
PROGRAMMA 

Parte pubblica

SABATO 30 SETTEMBRE 2017
       ore 9.00 di mattina presso la sala conferenze nel Palazzo con archi della Fortezza di Mont'Alfonso (a 5 minuti in auto da Castelnuovo Garfagnana), incontro aperto sul tema Dalla Direttiva cantieri ai nostri giorni-resoconto e prospettive;
       ore 13.00 chiusura incontro pubblico;

Parte riservata

SABATO 30 SETTEMBRE 2017
       ore 13.00 breve visita della Fortezza e racconto storico (se non ce ne fosse il tempo si rimanda al pomeriggio o a Domenica);
       ore 13.30 pranzo di accoglienza agli Incontri di Sarnes, riservato ai soli invitati iscritti agli Incontri, a cura dell'Osteria della Fortezza;
       ore 15.00 inizio Incontri di Sarnes (in forma privata);
       ore 18.30 ca chiusura incontri del sabato;
       ore 19.30 spostamento presso ristorante/trattoria tipica della zona;
       ore 22.00 ca chiacchiere "in taverna" per chi vuole, con eventuale degustazione di ciò che qualcuno potrà aver portato con sé.

Pernottamenti presso albergo a Castelnuovo Garfagnana (5 minuti strada in macchina), tranne taluni che alloggeranno direttamente nella più semplice Foresteria della Fortezza.

DOMENICA 1° OTTOBRE 2017
       ore 7.00/8.30 colazione nei pressi delle strutture in cui si è pernottato; possibile raggiungimento della Fortezza anche a piedi da Castelnuovo in circa 20/30 min. (in salita);
       ore 9 inizio Incontro della Domenica in sala attrezzata ad hoc per noi (in relazione al numero ci sono tante possibilità diverse);
       ore 13 pranzo a cura dell'Osteria della Fortezza.


Dopo pranzo ci sarà la possibilità per chi vuole di intrattenersi ancora. 

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La scaletta aggiornata di sabato 30 mattina:
  • Intervento di saluto dei Presidenti degli enti patrocinanti
  • Franco Mugliari - "Il Circolo di Sarnes: quando si parla di sicurezza si parla di uomini..."
  • Corrado Bernardi introduzione all'argomento "Dalla Direttiva cantieri ai nostri giorni - resoconto e prospettive"
  • Andrea Vicenzi Esperienze applicative di buone prassi nella tutela della salute dei lavoratori
  • Giorgio Valentini - I presupposti per un efficace coordinamento ai fini della sicurezza nei cantieri, sulla base delle proprie esperienze
  • Umberto Baruffaldi Una proposta di coordinamento interattivo in cantiere
  • Carmelo Catanoso - Prospettive normative, dove stiamo andando
  • Confronto
  • Umberto Baruffaldi (secondo intervento) - introduzione e filmato relativo all'esperienza dei lavori al Colosseo.
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venerdì 22 settembre 2017

ATTESTATI FARLOCCHI PER CORSI FATTI IN TRATTORIA!

La notizia non è nuova e ne avevo già dato conto in questo blog. Degli sviluppi dell'inchiesta della Procura modenese so poco, ma non dobbiamo dimenticare. 
In ogni caso consiglierei agli autori di quella che si prefigura come una frode, di prenotare (esiste l'obbligo) pranzi e cene presso il ristorante  in carcere più stellato d'Italia.


http://www.ingalera.it/

LA GAZZETTA DI MODENA


I corsi di formazione? Erano in trattoria

di Carlo Gregori
A processo società non accreditata che secondo la Procura vendeva falsi attestati con certificati di un medico inesistente. Le indagini sono iniziate a Bomporto

 MODENA. Organizzavano corsi di formazione di nessun valore che vendevano agli agricoltori: corsi che non erano autorizzati, né riconosciuti, avevano un certificato timbrato e firmato da un medico inesistente e l’organizzatore si spacciava per ingegnere. Soprattutto, la formazione si faceva a tavola: i corsi si riducevano a una mangiata al ristorante con scampagnate anche in Toscana e qualche minuto di spiegazione “pro forma”.

Per questi motivi, i tre imputati sono accusati di associazione a delinquere per i falsi certificati e sostituzione di persona. Ieri sono comparsi davanti ai giudici del Primo Collegio per l’inizio di un processo su fatti contestati dal 2013. Sotto processo sono il presunto organizzatore dei corsi “farlocchi” Alessandro Moro, 67enne veneziano residente a Marina Romea (Ravenna), la consulente aziendale Barbara Veronesi, 60 anni, presso il cui studio a Bomporto aveva sede la società di formazione, e il fratello Rodolfo Veronesi, 52 anni, esperto di agraria di Bomporto (il primo difeso dall’avvocato Stefania Mannino e i fratelli dall’avvocato Paolo Petrella).

La vicenda - che ieri in aula ha iniziato a delinearsi con le prime testimonianze - nasce a Bomporto nello studio di consulenza aziendale della Veronesi. Lì Moro costituisce la società cooperativa Promotech scarl (che oggi risulta in liquidazione) per promuovere la consulenza sulla sicurezza e sull’igiene dei posti di lavoro e soprattutto corsi di formazione. I clienti sono agricoltori che hanno bisogno di essere riconosciuti trattoristi o esperti in particolari macchinari (movimento terra, gru, carrelli elevatori). Ma secondo la guardia di finanza di Carpi e il procuratore capo Lucia Musti - che segue personalmente la pubblica accusa in aula - la Promotech non aveva nessuna autorizzazione o accredito (in base agli accordi Stato-Regione del 2012) per rilasciare attestati e diplomi.

Dopo alcune segnalazioni di esperti di gestione aziendale, le fiamme gialle hanno scoperto che alcuni agricoltori avevano presentato attestati di formazione per trattoristi e altro che risultavano senza valore. Alcuni avevano intestato ricevute di pagamento per i corsi che presentavano strane irregolarità di emissione e datazione.
Le indagini hanno portato a Bomporto dove la Veronesi, sempre secondo l’accusa, metteva a disposizione il suo studio come sede logistica per la società di formazione e per incontri che organizzavano Moro e il fratello. Sempre secondo l’accusa, i due gestivano una rete di rapporti tra coloro che dovevano prendere questi attestati.

Da quanto ricostruito dalla Procura, i corsi però finivano spesso con una bella mangiata in un ristorante in Emilia o in Toscana. Cene affollate: si apparecchiava per troppi partecipanti, molti di più di quelli previsti dalla legge. Si radunavano in locali privi di salette attrezzate per le spiegazioni teoriche e tanto meno per prove tecniche, ma che si prestavano tra un piatto e l’altro a corsi in pillole, pochi minuti di “infarinatura” nei quale Moro spiegava ai convitati l’argomento del corso e poi, dopo dessert e amaro, si consegnava l’attestato. Il pezzo di carta aveva un costo: da 50 in su.

Nell’incartamento c’era un certificato medico obbligatorio per l’attestato di frequenza alla lezione di primo soccorso. Era firmato e timbrato dal dottor Francesco Cestini. Un medico inesistente, secondo la finanza. Anche Moro però si spacciava per un ingegnere e non lo è, secondo le indagini. Insomma, questi agricoltori pagavano per avere carta straccia. Documenti falsi, secondo la Procura, e soprattutto non utilizzabili.

martedì 12 settembre 2017

martedì 1 agosto 2017

E’ L’ITALIA CHE VA…


 LA TRAGEDIA DI MOLFETTA
Cinque operai morti nella cisterna: dopo nove anni tutti assolti

Revocate in appello le condanne per il caso della Truck Center. I lavoratori morirono per le esalazioni di acido solfidrico sviluppatesi in una cisterna per il trasporto dello zolfo liquido che stavano pulendo.

E INTANTO ESPNHAHN E' SEMPRE FUORI NONOSTANTE LA CONDANNA!



lunedì 3 luglio 2017

RICORDATE IL SALVATUTTO?

Ricordate il SALVATUTTO, strumento per la soluzione di ogni problema? Se volete rinfrescarvi la memoria e trovare lo schema in diverse lingue e dialetti: 

https://www.blogger.com/blogger.g?blogID=5486826694614810967#editor/target=post;postID=6623880159941581379;onPublishedMenu=allposts;onClosedMenu=allposts;postNum=8;src=postname


ULTIMO ARRIVATO IN ORDINE DI TEMPO 
DA LINO EMILIO CERUTTI 
Dialetto Bergamasco della Valle Brembana





mercoledì 14 giugno 2017

TRUMP E IL POLMONE NERO!

Certo saprete che Trump, che oggi compie 71 anni (auguri e speriamo che ci possano arrivare anche i nostri figli e nipoti), oltre ad aver deciso di uscire dal Trattato sul clima di Parigi, ha promesso alle società carbonifere e ai minatori USA, di potenziare l'utilizzo del carbon fossile. Le società ringraziano. E i lavoratori? 
Credo siano noti a tutti i dati relativi ai grandi infortuni sul lavoro in miniera (Cina docet), meno noti sono quelli che attengono alle malattie professionali legate alle polveri che provocano la c.d. "malattia del polmone nero".

John Grisham, noto scrittore statunitense, nel suo romanzo (quasi profetico alla luce delle recenti decisioni del presidente Trump)  dal titolo: “I segreti di Gray Mountain”, pubblicato in Italia per i tipi della Mondadori nel dicembre del 2014, descrive gli spregiudicati retroscena dello sfruttamento intensivo delle miniere di carbone. Ricorda inoltre il costante pericolo a cui sono sottoposte le vite di chi vi lavora e i rischi per l’intero ecosistema.

Riporto uno stralcio del libro augurando a tutti buona lettura.

Muglia La Furia

“Malattia del polmone nero” è una definizione legalmente riconosciuta di una patologia professionale. Più formalmente, è nota come pneumoconiosi dei lavoratori del carbone (PLC) ed è provocata da una prolungata esposizione alle polveri di carbone. Una volta inalate, queste non possono più essere rimosse o eliminate dall’organismo.
Si depositano e si accumulano progressivamente nei polmoni e possono determinare infiammazioni, fibrosi, addirittura necrosi. La malattia può presentarsi come “PLC semplice” o “PLC complicata” (o fibrosi polmonare massiva progressiva).       
La malattia del polmone nero è una patologia comune tra i minatori del carbone, sia che operino in miniere sotterranee sia che lavorino in miniere a cielo aperto. È stato stimato che il 10 per cento dei minatori con venticinque anni di anzianità lavorativa sviluppa la malattia, che è debilitante e di solito fatale. Sono circa 1500 i minatori che muoiono ogni anno a causa del polmone nero e, data la natura insidiosa della malattia, le morti sono quasi sempre lente e dolorose. Non esistono cure né trattamenti medici efficaci.
I sintomi sono dispnea e tosse costante, spesso accompagnata da espettorato nerastro. A mano a mano che i sintomi peggiorano, il minatore si trova ad affrontare il dilemma se richiedere o meno le indennità previste. La diagnosi è semplice e si basa su: 1) certezza di esposizione alle polveri di carbone; 2) radiografia del torace; e 3) esclusione di altre cause.
       
Nel 1969 il Congresso approvò la Legge federale per la salute e la sicurezza nelle miniere di carbone, che prevedeva un sistema di previdenze a favore delle vittime del polmone nero. Tale legge fissava inoltre misure standard volte a ridurre le polveri. Due anni dopo, il Congresso istituì il Fondo invalidità polmone nero e lo finanziò con una tassa federale sulla produzione del carbone. Secondo questa norma, l’industria carbonifera accettava un sistema studiato per facilitare l’individuazione della malattia e garantire le indennità al lavoratore. Nel caso in cui un minatore avesse lavorato dieci anni e fosse in possesso della dovuta documentazione medica – radiografie o prove autoptiche comprovanti la presenza del polmone nero –, in teoria avrebbe avuto diritto alle indennità previste. Inoltre, il minatore affetto da polmone nero, ma ancora al lavoro, avrebbe dovuto essere trasferito a mansioni che comportassero una minore esposizione alle polveri, senza alcuna riduzione di retribuzione, benefit e anzianità. A partire dal 1° luglio 2008, un minatore affetto da polmone nero riceve dal fondo 900 dollari al mese.
      
Lo scopo della nuova legge era ridurre drasticamente l’esposizione alle polveri di carbone. Ben presto entrarono in vigore standard severi e i minatori ebbero diritto a una radiografia toracica gratuita ogni cinque anni. Le radiografie dimostrarono che, su dieci minatori esaminati, quattro erano affetti da malattia del polmone nero, a vari livelli di gravità. Ma negli anni successivi all’entrata in vigore della legge, i nuovi casi si ridussero del novanta per cento. Medici ed esperti predissero che la patologia sarebbe stata eliminata. Tuttavia, già nel 1995 studi governativi cominciarono a evidenziare un aumento del tasso di morbilità, poi un aumento ancora maggiore. Altrettanto inquietante, la malattia sembrava progredire più rapidamente e si manifestava nei polmoni di minatori più giovani. Gli esperti hanno formulato due teorie per spiegare questo fenomeno: 1) i minatori lavorano per turni più lunghi e sono quindi esposti a quantità maggiori di polveri; 2) l’industria carbonifera espone i minatori a concentrazioni illegali di polveri di carbone.
       
La malattia del polmone nero è ora epidemica nelle aree carbonifere e l’unica ragione possibile è una prolungata esposizione a una quantità di polveri maggiore di quanto consenta la legge. Per decenni le società carbonifere hanno fatto resistenza ai tentativi di imporre standard di sicurezza più severi, e hanno avuto successo. Le leggi federali non prevedono il pagamento di onorari legali, di conseguenza il minatore che intenda presentare richiesta di indennità dovrà orizzontarsi da solo nel sistema previdenziale. L’industria carbonifera oppone sempre strenua resistenza alle denunce, quali che siano le prove prodotte dal minatore in questione, e lo fa servendosi di avvocati esperti in grado di manipolare abilmente il sistema. Anche nel caso in cui il minatore alla fine prevalga, il procedimento sarà durato in media circa cinque anni.
       
Per Thomas Wilcox l’ordalia si protrasse per dodici anni. Era nato nel 1925 nei pressi di Brady, Virginia, aveva combattuto in guerra, era stato ferito due volte, era stato decorato e, tornato a casa, si era sposato ed era andato a lavorare in miniera. Era un minatore orgoglioso, un sindacalista convinto, un leale democratico e un ottimo marito e padre. Nel 1974 gli venne diagnosticata la malattia del polmone nero e presentò domanda per ottenere l’indennità. Era malato ormai da parecchi anni ed era quasi troppo debole per poter lavorare. Le lastre toraciche evidenziavano con chiarezza PLC complicata. Aveva lavorato sottoterra per ventotto anni e non aveva mai fumato. La sua richiesta venne inizialmente accolta, ma la società carbonifera ricorse in appello. Nel 1976, all’età di cinquantuno anni, Thomas non ebbe altra scelta se non licenziarsi. Continuò a peggiorare ed entro breve dovette ricorrere all’ossigeno ventiquattr’ore al giorno. Senza alcun reddito, la famiglia lottò per sopravvivere e provvedere alle spese mediche. Thomas e la moglie furono costretti a vendere la casa e a trasferirsi presso una figlia. La domanda venne insabbiata in profondità nel sistema federale da scaltri avvocati al soldo della società mineraria. All’epoca Thomas avrebbe avuto diritto a circa 300 dollari al mese, più le spese mediche.       
Alla fine Thomas era ridotto a uno scheletro rinsecchito che, inchiodato su una sedia a rotelle, boccheggiava cercando di respirare e, mentre trascorrevano gli ultimi giorni, la famiglia pregava per una fine pietosa. Non riusciva più a parlare e veniva nutrito con omogeneizzati per bambini dalla moglie e dalle figlie. Grazie alla generosità di amici e vicini di casa, e agli instancabili sforzi della famiglia, la fornitura di ossigeno non venne mai a mancare. Al momento del decesso nel 1986, all’età di sessantuno anni, Thomas pesava quarantasette chili. L’autopsia provò in modo incontrovertibile la presenza della malattia del polmone nero.       
Quattro mesi più tardi la società carbonifera ritirò il ricorso in appello. Dodici anni dopo la presentazione della domanda, la vedova di Thomas ricevette una somma a forfait a saldo delle indennità per malattia del polmone nero.
       
Nota: Thomas Wilcox era mio padre. Era un orgoglioso eroe di guerra, anche se non parlò mai delle sue vicende. Era un figlio delle montagne, di cui amava la bellezza, la storia e il modo di vita. Insegnò a tutti noi come pescare nei torrenti, accamparsi nelle caverne e perfino cacciare un cervo per sfamarci. Era un uomo attivo che dormiva poco e al quale piaceva leggere fino a tarda notte. Assistemmo al suo declino a mano a mano che la malattia progrediva. Ogni minatore ha paura del polmone nero, ma non pensa mai che possa succedere a lui. Quando la realtà fu innegabile, Thomas perse ogni energia e cominciò a intristirsi. Anche i lavori più semplici alla fattoria diventarono difficili. E quando fu costretto a lasciare la miniera, sprofondò in un lungo periodo di grave depressione. Il corpo si fece sempre più debole e minuto, e parlare divenne troppo faticoso. Aveva bisogno di tutta la sua energia solo per respirare. Nei suoi ultimi giorni, noi familiari facemmo a turno per sederci accanto a lui e leggergli i suoi libri preferiti. 
C’erano spesso lacrime nei suoi occhi.
Mattie Wyatt, 1° luglio 2008

Vale la pena di leggere anche le poche righe di ringraziamento (e di speranza)  scritte dall'autore in calce al libro.

“Per fortuna esistono decine di organizzazioni non profit che lavorano con passione nelle aree carbonifere per proteggere l’ambiente, cambiare la politica e combattere per i diritti dei minatori e delle loro famiglie. Una di queste organizzazioni è l’Appalachian Citizens’ Law Center di Whitesburg, Kentucky che mi ha fornito informazioni e consigli in occasione delle mie prime perlustrazioni nella regione. Appalachian Voices è un vitale gruppo ambientalista con sede a Boone, North Carolina”.